L’occhio del Golem

titolo: L’occhio del Golem
tecnica: stampa inkjet e laser su carta e pellicola, specchio autoadesivo, plexiglass, poliplat
dimensioni: installazione cilindrica, composta da 96 tavole di 18 x 13 cm e un elemento centrale di 58 x 85 cm, misura complessiva: diametro 82 cm, altezza 121 cm
anno: 2000-2001
© Maria Korporal

golem-01La leggenda ebraica del Golem, un fantoccio d’argilla che può essere animato con poteri cabbalistici, è stata da sempre un punto di partenza per molti creativi, dagli scrittori ai cineasti, dai filosofi agli scienzati. Molti lo hanno trasformato in un simbolo della tecnologia, altri considerano il Golem rappresentativo del pensiero moderno in assoluto, capace di adattarsi alle circonstanze e al tempo presente. Nel suo saggio l’artista ne presenta alcuni varianti.
Maria Korporal ha realizzato la sua interpretazione dell’universo golemico con l’opera “L’occhio del Golem”. L’installazione ha una forma cilindrica ed è sospesa al soffitto. Essa raffigura all’esterno un paesaggio urbano, mentre all’interno si svolge uno spettacolo del tutto diverso, composto di specchi: la parte interna diventa spazio infinito. L’opera ha dunque un lato esterno ed uno interno, rappresentando due mondi diversi e contrapposti, ma allo stesso tempo dipendenti l’uno dall’altro.

intervista:
Da dove è nato il tuo interesse per il Golem?
M.K.: “Il mio primo incontro con il Golem è avvenuto durante la lettura del romanzo The Golem di Gustav Meyrink, all’inizio del 2000. Avevo già letto altri libri di questo autore, ma questo mi ha colpito di più. Ho fatto una serie di ricerche in Internet sul Golem e ho trovato un mucchio di cose interessanti. Poi è nata l’idea di dedicarci un’opera d’arte.”
In che senso consideri il Golem un simbolo della tecnologia, o il rappresentante del pensiero moderno?
M.K.: “Ho appreso l’idea del Golem come simbolo della tecnologia ecc. solo durante la lettura di articoli e libri al riguardo. Il Golem simbolo della tecnologia è un’idea molto interessante e ponderata, ma personalmente preferisco immaginare il Golem come simbolo dell’immaginario moderno. Le mie opere (anche quelle realizzate prima del Golem) sono costruite tutte in strutture di teleschermi fittizi. Penso che l’immaginario del genere umano nel mondo contemporaneo si svolga in gran parte attraverso lo schermo (televisione, internet), che ha poi effetti importanti sul nostro modo di vedere e vivere la realtà (distorta). Questo è il tema principale della mia ricerca artistica degli ultimi anni e l’idea del Golem ci rientrava perfettamente.”
In che senso la tua opera rappresenta l’universo golemico? O meglio, in che senso l’universo golemico trova rappresentazione in un’opera che fonde i due universi, interno ed esterno? E quali sono esattamente i due mondi che si contrappongono?
M.K.: “L’universo golemico (cilindrico = universale) è diviso in due mondi:
– quello “esterno”, cioè la realtà concreta e materiale, la parte esterna del “cilindro”, corpi nudi e le loro abitazioni concrete (anche nel doppio significato inglese) (l’idea “realtà” è tuttavia discutibile, visto che ci viene sempre presentata attraverso gli schermi – non devi dimenticare che l’opera stessa è frutto dell’immaginazione dell’artista, in questo caso io).
– quello “interno”, cioè l’immaginario, lo “spazio interno” della mente umana. La parte interna del cilindro è composta da specchi leggermente ondulati, con due elementi introdotti: l’Occhio (vedere), che è lo strumento della creazione e il Cuore (vivere), che ha la capacità di animarla. Entrambi gli elementi sono trasparenti e quindi si riflettono all’infinito, ma in modo sempre più distorto e frammentato, in questo spazio di specchi irregolari. L’essere immagina ma, a sua volta, anche esso è immaginato, ad infinitum, con una tendenza ad annullare se stesso (per via della distorsione crescente).
Devo inoltre sottolineare che non esiste una sola interpretazione giusta e assoluta, l’atto di realizzare un’opera d’arte va oltre le parole e spesso anch’io “scopro” delle interpretazioni nuove, molto tempo dopo aver eseguito il lavoro.”
Dunque, cosa guarda “l’occhio del Golem”?
M.K.: “L’occhio del Golem guarda se stesso.”

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